Nel panorama attuale, così buio e preoccupante, i ragazzi ci possono stupire, se offriamo loro una relazione in cui siamo interessati ad ascoltarli.
Il 27 Ottobre, in Campidoglio, 130 ragazzi di scuole secondarie di primo e secondo grado hanno discusso dei propri diritti a scuola. Tra quelli che sentono più importanti ci sono: il diritto di provare la varietà delle emozioni ed esprimerle comprese quelle negative; il diritto di non compiacere; il diritto all’autonomia; il diritto di potersi affermare anche attraverso il conflitto e il diritto al tempo per crescere. Le loro parole raccontano che cosa significa, per loro, essere ascoltati.
I ragazzi e i loro insegnanti sono stati invitati aI Convegno dal titolo “L’adolescenza a scuola. L’ascolto come promozione della salute mentale e prevenzione del disagio”, promosso dalla Commissione Politiche Sociali di Roma Capitale, in collaborazione con AGIPPsA – Associazione Gruppi Italiani di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Adolescenza-.
Lo scopo della giornata era quello di condividere “Il Manifesto Psicoanalitico dell’Adolescenza. Il diritto di crescere” scritto da AGIPPsA, con i rappresentanti dei servizi per la salute mentale (ASL Roma 1,2,3), gli Assessori e i Consiglieri capitolini, le altre figure istituzionali che si occupano degli adolescenti e, per la prima volta, anche con la Scuola: studenti e insegnanti.
Il Manifesto è stato scritto dopo la pandemia, a seguito dell’impennata delle manifestazioni di profondo disagio degli adolescenti, espresso in quadri sintomatologici più gravi, precoci e frequenti di quanto accadesse prima. Ciò ha spinto AGIPPsA a voler prendere posizione, in qualità di operatori del settore che quotidianamente si confrontano con l’emergenzialità del malessere adolescenziale.
Il documento mirava a informare e sensibilizzare la collettività, le istituzioni e i referenti politici dell’intensificarsi del disagio in adolescenza e ad avviare la costruzione di una rete di alleanze fra realtà che, a vario titolo ruotano intorno all’adolescenza: famiglia, scuola, operatori socio-sanitari pubblici e privato sociale. Al fine di garantire, infatti, le condizioni per una crescita sufficientemente sana degli adolescenti, è primariamente necessario prendersi cura dell’ambiente che ne deve sostenere lo sviluppo, per renderlo più attento alle esigenze evolutive, a partire dalla prima infanzia.
La giornata del 27 ottobre è stata quindi dedicata alle scuole cittadine per presentare il Manifesto e soprattutto raccogliere il punto di vista degli studenti e degli insegnanti sul diritto di crescere in adolescenza, a partire dalla loro esperienza di vita nell’ambiente scolastico.
E’ stata un’esperienza emozionante e illuminante.
Si è lavorato con i ragazzi, a partire dalla Carta dei diritti, 12 diritti presenti nel Manifesto, per avere la loro opinione e scriverne insieme di nuovi, utilizzando le loro proposte. Si è sviluppato un lavoro partecipato con gli alunni, suddivisi in piccoli gruppi, in un luogo, il Campidoglio, che ha dato loro un’investitura significativa, in qualità di protagonisti della propria vita scolastica. Parallelamente anche gli insegnanti sono stati chiamati a lavorare sugli stessi stimoli inerenti alla Carta dei diritti.
Le proposte emerse dagli studenti sono state condivise con tutti i partecipanti alla giornata e hanno fatto riflettere gli Adulti presenti: insegnanti, operatori del settore e politici.
Guardiamo nel dettaglio ciò che è emerso.
Il diritto di provare la varietà delle emozioni ed esprimerle, comprese quelle negative, è stato collocato al primo e al secondo posto rispettivamente dai ragazzi di medie e superiori, ma viene anche considerato non rispettato a scuola dalla maggioranza degli studenti delle medie.
Gli insegnanti, interpellati su questo punto, si sono espressi per la maggior parte in modo dubitativo: «non saprei». Colpisce che il diritto percepito dagli studenti come uno dei più importanti, negli insegnanti abbia suscitato una difficoltà rappresentativa nel prendere una posizione precisa.
Il fatto che molti insegnanti abbiano risposto «non saprei» fa pensare ad una difficoltà nel riconoscere fino a che punto le emozioni facciano parte anche dell’esperienza scolastica. È un dato che merita di essere discusso: per gli studenti, invece, le emozioni sembrano attraversare in modo decisivo il loro rapporto con la scuola e con l’apprendimento.
In qualità di clinici e ricercatori sappiamo quanto l’apprendimento, sin dall’esordio della vita, nasca all’interno di una relazione affettiva tra il caregiver e il bambino. La spinta epistemofilica è una tendenza intrinseca dell’essere umano, sta agli adulti che circondano il bambino e poi l’adolescente riconoscerla, intercettarla e coltivarla, condizione che richiede però uno sguardo attento alle caratteristiche specifiche dei singoli e alla loro valorizzazione.
Molto interessante è stato anche ciò che è emerso nell’attività con gli insegnanti, i quali hanno comunicato da subito un forte bisogno di essere ascoltati nelle loro fatiche e dubbi. Anche gli adulti che abitano l’ambiente scuola necessitano di uno spazio e di una qualità emotiva dell’ascolto, che attualmente sembra difficile possano trovare. Il sentimento di distanza e isolamento rispetto all’Istituzione Scuola in senso lato, così come rispetto alle famiglie, rischia di far precipitare i docenti in assetti difensivi di funzionamento.
È emersa, infatti, con forza la necessità di costruire una rete tra tutti coloro che lavorano con gli adolescenti per sentirsi reciprocamente supportati e poter contribuire, ognuno dal proprio vertice, alla buona salute di un sistema complesso che comprenda scuola, famiglia, strutture socio-sanitarie e Organi politici. Il bisogno di ascoltare gli insegnnti crea le basi perché i diritti degli adolescenti possano essere ascoltati. La proposta di AGIPPsA di inserire la figura psicologica all’interno dell’organigramma scolastico, per pensare insieme come favorire il processo di apprendimento e il benessere a scuola, ha incontrato il consenso di docenti e del dirigente scolastico presente.
Ci sembra di notevole interesse, infine, riportare alcuni tra i nuovi diritti proposti dai ragazzi: il diritto alla serenità; il diritto a potersi esprimere senza sentirsi giudicati né colpevolizzati; il diritto alla pausa e al tempo libero; il diritto ad una vita sociale; il diritto ad avere meno compiti; il diritto a riconoscere le difficoltà individuali nell’apprendimento; il diritto alla libertà di opinione; il diritto a sognare; il diritto alla parola.
È interessante notare che anche i docenti hanno indicato il diritto al tempo libero e alla noia pur non facendosi promotori di una diminuzione dei compiti a casa.
Le proposte degli studenti portano fortemente a riflettere e interrogarci come adulti. In una scuola e in una società improntate alla velocità del raggiungimento degli obiettivi, nonostante la fragilità e la specificità dei singoli, alla paura dei tempi «vuoti», i diritti considerati più importanti dai ragazzi ci convocano alla necessità di ripensare le priorità. Si impone la richiesta di un ascolto personale, in cui i ragazzi chiedono di essere visti, ascoltati, legittimati alla propria individualità. Denunciano la mancanza di serenità, che ritengono un diritto, in un mondo invaso da guerre e da disuguaglianza sociale. Gli adolescenti rivendicano la centralità delle emozioni, anche negative, dell’autonomia, dell’autoaffermazione e la necessità di avere garantito il tempo necessario alla loro crescita, senza fretta. Lo psicoanalista D.W. Winnicott ci ricorda che una crescita secondo i propri tempi di maturazione, senza avvertire pressioni, è alla base della salute psichica di un individuo.
Questa giornata è stata la prima occasione di confronto con gli studenti. È risultato evidente quanto gli adolescenti siano capaci di rispondere con serietà e partecipazione attiva quando vengono considerati seriamente nel loro diritti e nel loro funzionamento.
Sono ragazzi molto diversi da quelli descritti nei giornali e in televisione nelle ultime settimane. Quando il senso di impotenza, l’esclusione e il mancato ascolto non trovano uno spazio di pensiero e di elaborazione, il disagio può prendere la forma dell’agito. Non è l’unica chiave per comprendere la violenza, ma è una dimensione che questa giornata ci invita a non trascurare.
È stata anche la prima volta in cui si sono riunite insieme tante realtà diverse che si occupano di adolescenza: politici, dirigenti ASL, Garante dell’infanzia e dell’Adolescenza, Ordini degli Psicologi e degli Assistenti sociali, docenti e Dirigenti scolastici per ragionare insieme su possibili interventi concertati.
In un panorama sociale e politico così improntato alla paura, all’attacco e alla difesa, così disabituato al dialogo sostituito dal controllo e dalla critica, forse parlare sia tra adulti che con i ragazzi ci può aiutare a ritrovare la rotta, a ritrovare un senso e a costruire un terreno reciproco di ascolto e di fiducia.
Al termine della mattinata, una ragazza delle medie ha detto «Grazie per queste attività che ci avete fatto fare, per noi è stato molto importante. Vi chiediamo di venire nelle nostre scuole a ripeterle anche per le altre classi».
Commissione Manifesto Roma: Francesca Tonucci, Anna Maria, Dalba, Simona Falanga, Simona Trillo, Francesco Vicanolo, Carlotta Zoncu
*Si ringraziano tutti i colleghi e tirocinanti delle Associazioni di Roma che hanno contribuito alla realizzazione della giornata in Campidoglio.